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	<title>BeEcologista &#124; Blog ecologista con news su ambiente, riciclo e raccolta differenziata</title>
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	<description>Notizie e approfondimenti su ecologia e ambiente: riciclo, raccolta differenziata, agricoltura biologica, isole pedonali, biotecnologie.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 19 Jan 2012 14:50:13 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Incidente Isola del Giglio: WWF chiede maggiore tutela per le aree sensibili</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 14:48:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raimondopugioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[WWF]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo l&#8217;incidente dell&#8217;Isola del Giglio, il WWF scrive al Ministro dell&#8217;Ambiente per chiedere maggiore tutela per le aree marine sensibili, come il Santuario internazionale dei Cetacei, minacciate da transiti commerciali e privati. Il WWF ha inviato una nota al Ministro dell&#8217;Ambiente (Corrado Clini) in seguito all&#8217;incidente dell&#8217;Isola del Giglio, in cui una nave da crociera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://beecologista.it/files/2012/01/WWF-Concordia.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-3220" src="http://beecologista.it/files/2012/01/WWF-Concordia-400x236.jpg" alt="" width="400" height="236" /></a></p>
<p><em><strong>Dopo l&#8217;incidente dell&#8217;Isola del Giglio, il WWF scrive al Ministro dell&#8217;Ambiente per chiedere maggiore tutela per le aree marine sensibili, come il Santuario internazionale dei Cetacei, minacciate da transiti commerciali e privati.</strong></em></p>
<p>Il <strong>WWF</strong> ha inviato una nota al <a href="http://beecologista.it/3199/corrado-clini-nuovo-ministro-dellambiente-i-commenti-degli-ambientalisti/">Ministro dell&#8217;Ambiente (Corrado Clini)</a> in seguito all&#8217;incidente dell&#8217;<strong>Isola del Giglio</strong>, in cui una nave da crociera si è incagliata su uno scoglio per poi inabissarsi. Secondo il WWF, sarebbe necessario un tavolo di confronto con tutti gli operatori del mare, per prevenire che incidenti di questo tipo possano compromettere gli ecosistemi marini.<span id="more-3215"></span></p>
<p>Il<strong> Santuario dei Cetacei</strong>, un&#8217;area marina protetta che comprende i mari e le coste della Liguria, della Sardegna e della Toscana, è stato minacciato ancora una volta a causa dell&#8217;assenza di <strong>regole</strong> basilari, la cui istituzione è stata a lungo rinviata. Nell&#8217;alto Tirreno, esistono numerose aree di enorme pregio, come i parchi nazionali dell’Arcipelago Toscano, della Maddalena, delle Cinque Terre, che rischiano ogni giorno di essere devastate dai traffici petroliferi che partono dai porti di Genova, Savona e Livorno.</p>
<p>Proprio per questo motivo, il <a href="http://beecologista.it/category/associazioni/wwf-associazioni/">WWF</a> vuole fare il punto sull’applicazione dell’accordo volontario sul traffico marittimo pericoloso sottoscritto nel giugno del 2001, che consisteva in una serie articolata di interventi di tutela delle aree marine in relazione al trasporto marittimo di <strong>sostanze pericolose</strong>. Il problema, sostiene il WWF, non sta nel creare delle nuove regole, quanto nel farle rispettare.</p>
<p>Il WWF si appella, infine, alla <strong>Costa Crociere</strong> perché continui a garantire la massima attenzione per evitare ogni genere di disastroso impatto ambientale conseguente alla tragedia dell&#8217;Isola del Giglio, a partire dal rischio di sversamento di carburante.</p>
<p>Fonte immagine: direttanews.it</p>
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		<title>Living Lakes Italia, Legambiente alla guida per 3 anni</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 16:50:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Chinchilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Legambiente è alla guida di Living Lakes Italia per i prossimi 3 anni. Tutela della biodiversità, coinvolgimento attivo delle comunità locali, attività sportive come strumento di educazione e conoscenza, queste le azioni di partenza. Living Lakes Italia, che fa parte del network internazionale Living Lakes coordinato da Global Nature Fund, è una rete il cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3209" title="Lago di Garda" src="http://beecologista.it/files/2011/11/Lago-di-Garda.jpg" alt="Lago di Garda" width="560" height="419" /><br />
<strong><em>Legambiente è alla guida di Living Lakes Italia per i prossimi 3 anni. Tutela della biodiversità, coinvolgimento attivo delle comunità locali, attività sportive come strumento di educazione e conoscenza, queste le azioni di partenza.</em></strong></p>
<p>Living Lakes Italia, che fa parte del network internazionale Living Lakes coordinato da Global Nature Fund, è una rete il cui obiettivo è quello di salvaguardare e valorizzare i laghi italiani così come tutelare il patrimonio idrico di acqua dolce. Sabato 19 novembre scorso, l&#8217;assemblea dell&#8217;Associazione riunita nel palazzo provinciale di Perugia ha affidato la sua guida a <strong>Alessandra Paciotto, Presidente di Legambiente Umbria</strong> che avrà il compito di rappresentare l&#8217;associazione e di presiedere la rete per i prossimi 3 anni.</p>
<p><span id="more-3208"></span><em>“Il tema dei laghi nel mondo e anche in Italia</em> – ha dichiarato la neo presidente Alessandra Paciotto – <em>costituisce <strong>una delle maggiori criticità ambientali</strong> e il network Living Lakes, sia a livello nazionale che internazionale, è un&#8217;importante opportunità di sviluppo e collaborazione con esperienze e realtà nell&#8217;interesse comune di salvaguardare e promuovere gli ecosistemi lacustri”.</em></p>
<p>I laghi italiani, come riportato dalla stessa Legambiente insieme a Uisp e Lipu sono fortemente inquinati. Inoltre, l&#8217;eccessivo consumo del suolo e uso delle spiagge, i rischi idrogeologici e irragionevoli usi antropici contribuiscono a rendere i laghi, ecosistemi fragili e a grande rischio.</p>
<p>Nei prossimi anni, quindi, la rete italiana di Living Lakes si impegnerà nella promozione di una conservazione e un uso sostenibile della <strong>biodiversità dei laghi.</strong> Sviluppare un <strong>turismo sostenibile</strong> sarà anche fra le priorità così come l&#8217;utilizzo dello <strong>sport come strumento di educazione</strong> per tutelare i nostri laghi.</p>
<p>Riferendosi all&#8217;assemblea tenutasi il 19 novembre 2011, Alessandra Paciotto ha dichiarato che <em>&#8220;è stata l&#8217;occasione per tutti i partecipanti</em> (Legambiente, Lipu e Uisp, Provincia di Perugia, Terni, Viterbo e Roma, Comunità del Garda e Comune di Foligno)<em>, per rinnovare il loro impegno a <strong>collaborare attivamente alla rete Living Lakes</strong> e per ribadire la necessità di tenere insieme la salvaguardia degli elementi naturali e del paesaggio e il risanamento delle acque, con gli aspetti economici, tradizionali come la pesca e l&#8217;agricoltura e altri che, come il turismo, rappresentano grandi potenzialità.&#8221;</em></p>
<p>Fonte immagine: laterrazzavaleggio.it</p>
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		<title>WWF: felini a Sumatra, salvare il loro habitat</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 11:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Chinchilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[WWF]]></category>

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		<description><![CDATA[Rare specie di felini a Sumatra immortalati dal WWF. L&#8217;appello: aziende e autorità salvino le foreste habitat. Sono ben 7 le specie di felini recentemente scoperte sull&#8217;isola indonesiana di Sumatra, di cui 5 sono già state immortalate dalla macchina fotografica. Si tratta della tigre di Sumatra, del leopardo nebuloso, del gatto marmorizzato, del gatto dorato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3204" title="Gatto marmorizzato" src="http://beecologista.it/files/2011/11/Gatto-marmorizzato.jpg" alt="Gatto marmorizzato" width="500" height="375" /><br />
<em><strong>Rare specie di felini a Sumatra immortalati dal WWF. L&#8217;appello: aziende e autorità salvino le foreste habitat.</strong></em></p>
<p>Sono ben 7 le specie di felini recentemente scoperte sull&#8217;isola indonesiana di Sumatra, di cui 5 sono già state immortalate dalla macchina fotografica. Si tratta della tigre di Sumatra, del leopardo nebuloso, del gatto marmorizzato, del gatto dorato asiatico e del gatto leopardo. Il loro habitat, una delle ultime foreste verdeggianti dell&#8217;isola conosciuta come Bukit Tigapuluh o Trenta Hills, è seriamente minacciato dalla deforestazione. In questo contesto, il WWF chiede alle autorità di prendere misure immediate per salvaguardare questa preziosa area naturale e chi la abita.</p>
<p><span id="more-3203"></span>A minacciare le foreste sono le industrie che sfruttamento il legname e le sterili piantagioni industriali di palma da olio o acacie per la produzione di carta.</p>
<p><em>&#8220;Purtroppo gran parte della superficie forestale naturale di Sumatra è già stata cancellata negli ultimi decenni e <strong>le foreste rimaste sono gravemente minacciate dall’avanzata, spesso illegale e inarrestabile dell’industria della cellulosa e della carta,</strong> così come dall’espansione dei fenomeni di deforestazione selvaggia per lo sviluppo di piantagioni di palma da olio. Prodotti sempre più richiesti dai nostri mercati che così alimentano irresponsabilmente la distruzione di questo patrimonio di biodiversità di inestimabile valore e unico al mondo&#8221;</em>, ha dichiarato Massimiliano Rocco Responsabile del Programma Specie e Foreste del WWF Italia.</p>
<p>Durante tre mesi, fotocamere del WWF hanno catturato 404 foto di gatti selvatici, tra cui 226 di tigri di Sumatra, il 77 di leopardo nebuloso, il 70 di gatto dorato asiatico, 4 gatto marmorizzato e 27 di gatto leopardo.</p>
<p><em>&#8220;Le prove documentate della presenza di queste cinque specie di felini suggeriscono che <strong>le licenze di concessione</strong> rilasciate troppo facilmente alle imprese che operano in queste aree, come ad esempio Barito Pacifico, <strong>dovrebbero essere ridiscusse</strong> secondo quelle stesse norme emanate dal ministero competente indonesiano, nelle quali difatti si afferma che quelle aree forestali, anche se date in concessione, nelle quali si registra la presenza di specie a rischio dovrebbero essere protette.”</em> continua Rocco.</p>
<p>Vista la vasta biodiversità di questa zona, il WWF Indonesia chiede l&#8217;emanazione di puntuali norme che proteggano la foresta confinante con il Bukit Tigapuluh National Park, ampliando il parco e promuovendo una gestione attenta tanto di queste foreste primarie come di quelle secondarie.</p>

<a href='http://beecologista.it/3203/wwf-felini-a-sumatra-salvare-il-loro-habitat/gatto-marmorizzato/' title='Gatto marmorizzato'><img width="150" height="150" src="http://beecologista.it/files/2011/11/Gatto-marmorizzato-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Gatto marmorizzato" title="Gatto marmorizzato" /></a>
<a href='http://beecologista.it/3203/wwf-felini-a-sumatra-salvare-il-loro-habitat/tigra-sumatra/' title='Tigre di Sumatra'><img width="150" height="150" src="http://beecologista.it/files/2011/11/Tigra-sumatra-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Tigre di Sumatra" title="Tigre di Sumatra" /></a>
<a href='http://beecologista.it/3203/wwf-felini-a-sumatra-salvare-il-loro-habitat/gatto-dorato-asiatico/' title='Gatto dorato asiatico'><img width="150" height="150" src="http://beecologista.it/files/2011/11/Gatto-dorato-asiatico-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Gatto dorato asiatico" title="Gatto dorato asiatico" /></a>

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		<title>Corrado Clini, nuovo Ministro dell&#8217;Ambiente: i commenti degli ambientalisti</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 16:44:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Chinchilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Greenpeace]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[WWF]]></category>

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		<description><![CDATA[A Corrado Clini, nuovo Ministro dell&#8217;Ambiente, Greenpeace, Legambiente e WWF: “L’ambiente priorità nell’agenda politica italiana” &#8220;Al dottor Clini vanno le nostre congratulazioni per il prestigioso incarico che gli è stato conferito. Ci aspettiamo che il suo impegno nel gabinetto Monti possa segnare una svolta positiva e un cambio di direzione nelle politiche italiane sull’ambiente a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3200" title="Corrado Clini" src="http://beecologista.it/files/2011/11/Corrado-Clini.jpg" alt="Corrado Clini" width="500" height="357" /><br />
<em><strong>A Corrado Clini, nuovo Ministro dell&#8217;Ambiente, Greenpeace, Legambiente e WWF: “L’ambiente priorità nell’agenda politica italiana”</strong></em></p>
<p><em>&#8220;Al dottor Clini vanno le nostre congratulazioni per il prestigioso incarico che gli è stato conferito. Ci aspettiamo che il suo impegno nel gabinetto Monti possa segnare una svolta positiva e un cambio di direzione nelle politiche italiane sull’ambiente a partire da quelle sui cambiamenti climatici che, fino ad oggi, sono state portate avanti secondo una linea di sostanziale freno rispetto agli obiettivi europei di <strong>riduzione delle emissioni e di sviluppo delle rinnovabili e dell&#8217;efficienza</strong>&#8220;</em> &#8211; questo quanto dichiarato da Greenpeace, Legambiente e WWF sull&#8217;incarico di Corrado Clini come nuovo Ministro dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del mare.</p>
<p><span id="more-3199"></span>Le associazioni ambientalisti ribadiscono che le riduzioni delle emissioni climalteranti devono essere considerate di massima importanza, poiché la loro riduzione risulterebbe in un miglioramento del nostro pianeta, portando anche stabilità economica. Chiedono quindi che tutte le tesi che negano questo fenomeno vengano eliminate definitivamente con l&#8217;obiettivo di finalmente troncare gli interessi personali di chi inquina.</p>
<p><em>“Ci aspettiamo che</em> – hanno aggiunto le associazioni – <em>da profondo conoscitore della macchina ministeriale, Clini possa restituire anche il ruolo e il profilo da protagonista che il Ministero dell’Ambiente ha perso negli ultimi anni e rilanciarlo come dicastero strategico per uscire dalla crisi economica, dando <strong>un vigoroso impulso alla green economy</strong> e affrontando seriamente il dissesto idrogeologico. Il Ministero dell’Ambiente</em> – concludono Greenpeace, Legambiente e WWF – <em>così come quello dei Beni culturali sono una fucina strategica per il Paese ed è positivo che siano stati mantenuti così come che sia stato istituito un Ministero per la Coesione Territoriale affidato a una figura di grande competenza”.</em></p>
<p>Fonte immagine: ecologiae.com</p>
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		<title>Ripopolamento anguille, la Provincia di Venezia aderisce a bando europeo 2012</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 16:31:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Chinchilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>

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		<description><![CDATA[La Provincia di Venezia punta sul ripopolamento delle anguille ed aderisce a un bando europeo per il 2012. L&#8217;anno scorsco, gli sforzi intrapresi per il ripopolamento delle anguille ne sono valsi la pena: oltre 1.400 kg di anguille sono stati immessi nei fiumi del territorio della Provincia di Venezia. Tutto è stato possibile grazie ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3196" title="anguille" src="http://beecologista.it/files/2011/11/anguille.jpg" alt="anguille" width="560" height="340" /><br />
<strong><em>La Provincia di Venezia punta sul ripopolamento delle anguille ed aderisce a un bando europeo per il 2012.</em></strong></p>
<p>L&#8217;anno scorsco, gli sforzi intrapresi per il ripopolamento delle anguille ne sono valsi la pena: <strong>oltre 1.400 kg di anguille</strong> sono stati immessi nei fiumi del territorio della Provincia di Venezia. Tutto è stato possibile grazie ai finanziamenti del <strong>Fondo Europeo per l&#8217;Ambiente</strong> e visto i risultati positivi, anche per l&#8217;anno 2012 la Provincia partecipa al medesimo bando che mira ad immettere<strong> altri mille kg di anguille.  </strong></p>
<p><span id="more-3195"></span>Si richiedono <strong>50mila euro</strong> per il finanziamento di questo nuovo progetto, di cui circa la metà servirebbe ad acquistare giovani anguille. Un&#8217;altra parte sarebbe invece utilizzata per la realizzazione di un dispositivo, che posizionato sul Reghena, aiuterebbe le anguille a superare una cascata nella loro migrazione dal mare verso le acque dolci.</p>
<p><em>«L’anno scorso i nostri ripopolamenti hanno ricevuto i complimenti dei commissari europei per la scientificità del loro approccio e perché siamo stati l’unica Provincia veneta a <strong>svolgere un censimento degli ostacoli</strong>, soprattutto piccole cascate, alle migrazioni delle anguille sui nostri fiumi</em> – spiega l’assessore alla pesca Giuseppe Canali – <em>siamo perciò fiduciosi di ottenere nuovamente il finanziamento».</em></p>
<p>Fonte immagine: kidslink.bo.cnr.it</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Bonifiche: confermati gli impatti sulla salute</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 19:47:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Frattini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Problemi ecologici]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[bonifiche]]></category>
		<category><![CDATA[SIN]]></category>
		<category><![CDATA[Siti d'Interesse Nazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel corso di un&#8217;audizione alla &#8220;Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti&#8221;è stata confermata la gravità degli impatti sanitari dei SIN (Siti d&#8217;Interesse Nazionale) ovvero delle aree dismesse che da anni attendono di essere bonificate. Nel corso di un&#8217;audizione alla &#8220;Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3190" src="http://beecologista.it/files/2011/11/imgD1.jpg" alt="Bonifiche: confermati gli impatti sulla salute" width="322" height="401" /></p>
<p><em><strong>Nel corso di un&#8217;audizione alla &#8220;Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti&#8221;è stata confermata la gravità degli impatti sanitari dei SIN (Siti d&#8217;Interesse Nazionale) ovvero delle aree dismesse che da anni attendono di essere bonificate.</strong></em></p>
<p>Nel corso di un&#8217;audizione alla &#8220;Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti&#8221;, la Dottoressa Loredana Musumeci, Direttrice del dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria dell&#8217;<strong>Istituto Superiore Sanità</strong>, ha confermato la gravità degli <strong>impatti sanitari dei SIN</strong>.</p>
<p><span id="more-3189"></span>Greenpeace, nel rapporto: &#8220;<strong>SIN Italy, la bonifica dei siti di interesse nazionale</strong>&#8220;, aveva già svelato i risultati fondamentali dello studio epidemiologico &#8220;Sentieri&#8221; curato dall&#8217;Istituto Superiore di Sanità (ISS) e condotto su 44 dei 57 SIN, studio del quale si attende ancora la pubblicazione integrale. Nel corso dell&#8217;audizione la Dottoressa Musumeci ha confermato che dietro queste cautele c&#8217;è la preoccupazione per le <strong>gravi anomalie riscontrate</strong> poiché &#8220;<em>si tratta di dati sensibili anche in termini di comunicazione, per cui stiamo cercando di andare, contestualmente, regione per regione a spiegare il dato.</em>&#8221;</p>
<p>Oltre alla mortalità per causa, sono state studiate anche le <strong>malformazioni</strong> <strong>congenite</strong>: da quanto riferito sono stati riscontrati eccessi di mortalità per tumore polmonare e malattie respiratorie non tumorali, eccesso di mesotelioma pleurico nei siti con presenza di amianto, eccessi di mortalità per malformazioni congenite dovuti probabilmente all&#8217;<strong>inquinamento ambientale</strong>, insufficienze renali, per le quali svolge un ruolo causale l&#8217;esposizione a metalli pesanti, a IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e a composti alogenati. Inoltre si rileva l&#8217;incremento dei linfomi non Hodgkin, in relazione all&#8217;esposizione a PCB (policlorobifenili). In alcuni casi si ipotizza anche un&#8217;esposizione della popolazione attraverso la <strong>dieta alimentare</strong>, non solo attraverso le<strong> emissioni industriali</strong>, laddove i residui e le sostanze chimiche provenienti dai SIN hanno contaminato aree agricole o di allevamento.</p>
<p>È necessario dar corso il prima possibile e in modo efficace alle <strong>bonifiche</strong> dei SIN, i <strong>danni ambientali</strong> e <strong>sanitari</strong> legati a queste aree sono ormai evidenti: siamo di fronte a una strage che deve essere fermata. Di fronte a questi risultati, Greenpeace ribadisce la ferma opposizione a qualsiasi ipotesi di &#8220;condono&#8221; per i gravissimi danni ambientali e sanitari causati finora dai SIN e dalla loro mancata bonifica. Servono risorse certe e responsabilità chiare per liberare i quasi nove milioni di persone minacciate dai SIN.</p>
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		<title>Greenpeace: alluvione di Genova conseguenza del caos climatico</title>
		<link>http://beecologista.it/3184/greenpeace-alluvione-di-genova-conseguenza-del-caos-climatico/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 19:24:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Frattini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Greenpeace]]></category>
		<category><![CDATA[Alluvione]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[genova]]></category>

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		<description><![CDATA[Le drammatiche scene viste appena pochi giorni fa nelle Cinque Terre oggi si ripresentano con altrettanta gravità a Genova. &#8220;È certo che ci sono molte cause per la violenza dei fenomeni meteo che stanno colpendo il nostro Paese, e che ve ne sono altrettante per i danni e le vittime che producono, compresi il dissesto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3185" src="http://beecologista.it/files/2011/11/Alluvione.jpg" alt="Greenpeace: alluvione di Genova conseguenza del caos climatico" width="440" height="328" /></p>
<p><em><strong>Le drammatiche scene viste appena pochi giorni fa nelle Cinque Terre oggi si ripresentano con altrettanta gravità a Genova.</strong></em></p>
<p>&#8220;<em>È certo che ci sono molte cause per la violenza dei fenomeni meteo che stanno colpendo il nostro Paese, e che ve ne sono altrettante per i danni e le vittime che producono, compresi il <strong>dissesto idrogeologico</strong> e la <strong>gestione del territorio</strong></em> &#8211; ha dichiarato <strong>Andrea Boraschi</strong>, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace -<em> È altrettanto chiaro, però, che questi eventi sono sempre più frequenti e intensi e che, come ha ricordato il presidente Napolitano, essi sono la conseguenza dei<strong> cambiamenti climatici prodotti dall&#8217;uomo</strong></em>&#8220;.</p>
<p><span id="more-3184"></span>Greenpeace ritiene che <strong>eventi atmosferici estremi</strong> come quelli di queste settimane saranno purtroppo <strong>sempre più frequenti e violenti</strong> se non si inverte presto la rotta in materia di <strong>emissioni di gas serra</strong>. L&#8217;associazione ricorda come <strong>in Italia le temperature, negli ultimi 100 anni, si sono alzate di 1,3 gradi Celsius</strong> rispetto alla media del periodo di riferimento.<strong> Il fenomeno si è acuito nelle ultime decadi</strong>: tutti i primi 10 anni più caldi, dal 1800 ad oggi, nel nostro Paese, sono successivi al 1990; e di questi, 6 su 10 sono successivi al 2000. Per stare ai soli ultimi 20 anni, le temperatura medie sono cresciute di 0,7 gradi Celsius. Si tratta di un trend fino a 4 volte superiore a quelli registrati nella maggior parte del Pianeta.</p>
<p>Da un studio pubblicato lo scorso febbraio su Nature risulta come <strong>le emissioni di gas a effetto serra abbiano contribuito all&#8217;aumento delle precipitazioni estreme</strong> nei due terzi dei casi relativi all&#8217;emisfero nord. Negli ultimi sei anni, secondo dati del gruppo Munich RE, i danni dovuti a eventi meteo estremi, a livello mondiale, sono costati tra i 50 e i 100 miliardi di dollari l&#8217;anno; mentre i morti causati da questi eventi vanno da ottomila (2009) fino a ottantamila (2008).</p>
<p>&#8220;<em>Chiamare in causa i cambiamenti climatici, anche in circostanze dolorose come questa di Genova, non significa maledire il cielo</em> &#8211; ha concluso Boraschi &#8211; <em>Ci sono <strong>responsabilità</strong> che la politica e l&#8217;industria, in particolare quella energetica, devono assumersi per garantire un futuro dove a farla da padrone non sia il <strong>caos climatico</strong></em>&#8220;.</p>
<p>In tal senso, secondo l&#8217;associazione, il governo italiano è del tutto latitante, anche in vista della prossima <strong>conferenza di Durban</strong>, dove si deciderà del futuro del protocollo di Kyoto: l&#8217;Italia gioca costantemente una partita di retroguardia nel contrasto ai cambiamenti climatici, anche in sede europea dove l&#8217;indifferenza della nostra classe politica a questi problemi è risaputa.</p>
<p>Greenpeace chiede al governo italiano di sostenere, nei prossimi negoziati di Durban, la <strong>necessità di nuovi stringenti accordi internazionali</strong> per la salvaguardia del clima; e chiede la dismissione degli impianti di produzione termoelettrica basati sulle fonti fossili e investimenti in fonti rinnovabili ed efficienza energetica.</p>
<p>Fonte immagine: Travel.fanpage.it</p>
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		<title>Estinto il rinoceronte di Giava in Vietnam</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 09:52:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Frattini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[WWF]]></category>
		<category><![CDATA[Giava]]></category>
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		<description><![CDATA[In tutto il mondo ne restano meno di cinquanta. In Vietnam a rischio anche elefante e tigre asiatica, saola, rinopiteco del Tonchino e coccodrillo siamese. Il WWF e la International Rhino Fundation (IRF) hanno confermato che l&#8217;ultima e unica popolazione di rinoceronte di Giava (Rhinoceros sondaicus annamiticus) presente in Vietnam si è oramai estinta. L&#8217;analisi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3181" src="http://beecologista.it/files/2011/10/rinoceronte-di-Giava.jpg" alt="Estinto il rinoceronte di Giava in Vietnam" width="501" height="338" /></p>
<p><em><strong>In tutto il mondo ne restano meno di cinquanta. In Vietnam a rischio anche elefante e tigre asiatica, saola, rinopiteco del Tonchino e coccodrillo siamese.</strong></em></p>
<p>Il <strong>WWF</strong> e la<strong> International Rhino Fundation</strong> (IRF) hanno confermato che l&#8217;ultima e unica popolazione di <strong>rinoceronte di Giava</strong> (Rhinoceros sondaicus annamiticus) presente in <strong>Vietnam</strong> si è oramai estinta. L&#8217;analisi genetica portata a termine dagli operatori del <strong>Parco Nazionale Cat Tien </strong> e dal team del WWF nel 2009-2010 confermano che tutti i campioni genetici analizzati appartenevano ad <strong>un solo rinoceronte</strong>. Quell&#8217;esemplare è stato trovato morto nel parco nell&#8217;aprile 2010, poco dopo che l&#8217;indagine sul capo era stata completata. I risultati dell&#8217;indagine genetica e del monitoraggio portato avanti all&#8217;interno del <strong>Parco Nazionale</strong> sono stati presentati in un nuovo rapporto del WWF che afferma come sia da ascriversi al <strong>bracconaggio</strong> la causa probabile della morte dell&#8217;ultimo esemplare conosciuto, visto che il rinoceronte era stato trovato con una pallottola nella zampa e gli era stato rimosso il corno.</p>
<p><span id="more-3180"></span>La tragica scoperta e la triste conclusione a cui si è giunti arriva dopo un censimento del 2004 condotto dalla <strong>Queen University del Canada</strong>, che aveva trovato le tracce di soli due rinoceronti che vivevano nel parco al momento. &#8220;<em><strong>Il rinoceronte di Giava in Vietnam è definitivamente scomparso</strong></em>&#8220;, ha detto Tran Thi Minh Hien, direttore del <strong>WWF Vietnam</strong> &#8220;<em>È doloroso dovere constatare che, nonostante tutti i significativi investimenti per la conservazione del rinoceronte non si è riusciti a salvare questo animale unico. Per il Vietnam questa è un&#8217;ulteriore perdita gravissima, il paese negli ultimi decenni ha perso buona parte del suo patrimonio naturale</em>&#8220;.</p>
<p>Tutte le specie di rinoceronte ancora esistenti sono in pericolo, i rinoceronti asiatici sono tra i più minacciati e quello di <strong>Giava</strong> era già sull&#8217;orlo dell&#8217;estinzione nel continente asiatico nel 1988 quando un individuo era stato cacciato dalla zona Cat Tien e questo aveva portato a scoprire una piccola popolazione ancora presente. Dalla metà degli anni 90 un certo numero di organizzazioni sono state coinvolte negli sforzi per conservare la restante popolazione di rinoceronti di Giava nel<strong> Parco Nazionale Cat Tien</strong>, ma la relazione oggi presentata dal WWF Internazionale evidenzia che la protezione e gestione inefficace del parco è stata, in ultima analisi, la causa dell&#8217;estinzione.</p>
<p>L&#8217;inefficienza delle aree protette e la loro cattiva gestione sono un problema comune in Vietnam e minaccia la sopravvivenza di molte altre specie, ricorda il WWF. La caccia illegale per rifornire il commercio di fauna selvatica ha ridotto il numero di molte specie in <strong>Vietnam</strong>.  L&#8217;elefante e la tigre asiatica sono ridotti a poche decine e molte specie e sottospecie endemiche come il saola, il rinopiteco del Tonchino e il coccodrillo siamese sono sull&#8217;orlo dell&#8217;estinzione nel paese.</p>
<p>&#8220;<em>La tragedia dell&#8217;ultima popolazione del rinoceronte di Giava in Vietnamita è rappresentativa della condizione critica in cui versa la biodiversità del Vietnam, un triste simbolo di una profonda modifica degli equilibri ambientali di questo paese</em>&#8220;, ha detto <strong>Massimiliano Rocco</strong> responsabile del programma Specie,<strong> TRAFFIC &amp; Timber Trade</strong> del  WWF Italia. &#8220;<em>L&#8217;azione più importante per conservare le specie in via di estinzione del Vietnam è proteggere e gestire seriamente i loro habitat naturali, contrastare con ogni mezzo il <strong>bracconaggio</strong> e il commercio illegale di specie selvatiche, evitando di partecipare a questo massacro anche solo acquistando prodotti di dubbia origine come pelli e legname provenienti da quel paese. Il dossier presentato dal WWF  dimostra che le azioni e le scelte gestionali messe in campo dalle autorità locali sono state inadeguate per salvare il rinoceronte di Giava in Vietnam e se questa situazione prosegue  senza dubbio può portare all&#8217;estinzione di molte altre specie del Vietnam. In Vietnam le aree protette hanno bisogno di un impegno concreto, risorse economiche strumentali,  più personale, una migliore e più adeguata formazione dei guardaparco, una puntuale attività di ricerca e monitoraggio e una seria volontà di tutelare questo patrimonio, una maggiore responsabilità di tutta la comunità internazionale.</em>&#8221;</p>
<p>Il WWF riconosce che la perdita di habitat ha giocato un ruolo chiave nel decidere  il destino del rinoceronte in Vietnam e avverte che l&#8217;inadeguata applicazione della legge e la gestione inefficace delle aree protette, l&#8217;invasione e lo sviluppo delle infrastrutture che si verificano all&#8217;interno e vicino alle aree protette del Vietnam possono solo esercitare ulteriori pressioni sulle già fragili popolazioni.</p>
<p>&#8220;<em>La reintroduzione del rinoceronte in Vietnam non può essere economicamente e praticamente fattibile. Questa specie è scomparsa dal Vietnam per sempre</em>&#8220;, ha dichiarato <strong>Christy Williams</strong>  Coordinatore del<strong> programma Rinoceronte</strong> del WWF. Il rinoceronte di Giava è ora sul limite dell&#8217;estinzione, con una popolazione ridotta a meno di 50 individui e presente solo in un piccolo parco nazionale in Indonesia. La specie è in pericolo critico e con la domanda in aumento di corno di rinoceronte nel continente asiatico per la medicina tradizionale,  la tutela e l&#8217;espansione della popolazione indonesiana è la massima priorità. &#8220;<em>Questo rende il nostro lavoro in Indonesia ancora più critico. Dobbiamo far sì che ciò che è accaduto al rinoceronte di Giava in Vietnam non si ripeta in Indonesia tra pochi anni</em>&#8221; ha detto <strong>Susie Ellis</strong> della <strong>International Rhino Foundation</strong>.</p>
<p>Fonte immagine: It.wikinoticia.com</p>
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		<title>Allarme Greenpeace: la pelle distrugge l&#8217;Amazzonia</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Oct 2011 10:53:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Frattini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
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		<category><![CDATA[JBS]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217; ottobre 2009 JBS, insieme ad altre grandi aziende del settore zootecnico brasiliano, sì è impegnato a escludere dalla propria filiera capi bovini provenienti da allevamenti messi sotto embargo dal Ministero dell&#8217;Ambiente brasiliano, situati su terre indigene o coinvolti in fenomeni di lavoro schiavile. &#8220;Greenpeace lancia il rapporto &#8216;Promesse Infrante&#8216; che dimostra come la pelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3178" src="http://beecologista.it/files/2011/10/salvatilapelle.jpg" alt="Allarme Greenpeace: la pelle distrugge l'Amazzonia" width="526" height="335" /></p>
<p><em><strong>Nell&#8217; ottobre 2009 JBS, insieme ad altre grandi aziende del settore zootecnico brasiliano, sì è impegnato a escludere dalla propria filiera capi bovini provenienti da allevamenti messi sotto embargo dal Ministero dell&#8217;Ambiente brasiliano, situati su terre indigene o coinvolti in fenomeni di lavoro schiavile.</strong></em></p>
<p>&#8220;<em>Greenpeace lancia il rapporto &#8216;<strong>Promesse Infrante</strong>&#8216; che dimostra come la pelle che distrugge l&#8217;Amazzonia continua a contaminare le filiere di tutti i clienti di JBS, il gigante della carne e della pelle brasiliana</em>- denuncia <strong>Chiara Campione</strong>, responsabile della <strong>Campagna Foreste di Greenpeace Italia</strong>. -<em>Gli allevatori che stanno distruggendo l&#8217;Amazzonia continuano infatti a vendere carne e pelle a JBS.</em>&#8221;</p>
<p><span id="more-3177"></span>L&#8217;indagine realizzata da <strong>Greenpeace</strong>, sulla base di quanto reso pubblico dalla<strong> Procura distrettuale dello Stato del Mato Grosso</strong>, rivela che, nonostante gli impegni presi per ripulire le proprie filiere dalla distruzione del <em>polmone amazzonico</em>, da Maggio 2010 a Maggio 2011 JBS ha continuato ad acquistare bestiame proveniente da almeno 19 <strong>allevamenti illegali</strong>. Tra i crimini denunciati da Greenpeace,oltre alla distruzione di ampi tratti di foresta, anche il lavoro schiavile e l&#8217;occupazione delle terre degli<strong> indigeni Mairawatsede</strong> nello stato del Mato Grosso, dove l&#8217;allevamento bovino è proibito dalla legge.</p>
<p><strong>L&#8217;allevamento bovino è il grande motore della deforestazione dell&#8217;Amazzonia</strong>. Un recente studio pubblicato dall&#8217;Agenzia Aereo Spaziale Brasiliana (INPE) dimostra che<strong> il 61% delle aree deforestate sono attualmente occupate da pascoli ed allevamenti</strong>. &#8220;<em>A distanza di due anni JBS non è ancora in grado di mantenere le promesse fatte ai propri clienti</em> &#8211; continua Campione -. <em>Senza un sistema di monitoraggio trasparente ed indipendente, chi acquista pelle da questa azienda potrebbe trovarsi coinvolto -anche senza saperlo &#8211; in brutali fenomeni di <strong>deforestazione</strong> e <strong>schiavitù</strong></em>&#8220;.</p>
<p>Fonte immagine: Alcoolico.it</p>
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		<title>Maltempo, Legambiente lancia l&#8217;allarme: serve legalità e manutenzione</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 19:06:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Frattini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[consumo suolo]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[maltempo]]></category>

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		<description><![CDATA[Legambiente: &#8220;La fragilità del territorio è figlia della sconsiderata gestione e del consumo di suolo. Basta condoni serve legalità e manutenzione ordinaria&#8221; &#8220;Siamo addolorati per l&#8217;ennesima e assurda perdita di vite umane causata da fenomeni meteorologici intensi, ma non eccezionali, nella Capitale così come in Campania. Temporali come questi sono sempre più frequenti e occorre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3175" src="http://beecologista.it/files/2011/10/maltempo-Roma.jpg" alt="Maltempo, Legambiente lancia l'allarme: serve legalità e manutenzione" width="520" height="335" /></p>
<p><em><strong>Legambiente: &#8220;La fragilità del territorio è figlia della sconsiderata gestione e del consumo di suolo. Basta condoni serve legalità e manutenzione ordinaria&#8221;</strong></em></p>
<p>&#8220;<em>Siamo addolorati per l&#8217;ennesima e assurda perdita di vite umane causata da<strong> fenomeni meteorologici intensi, ma non eccezionali</strong>, nella Capitale così come in Campania. Temporali come questi sono sempre più frequenti e occorre mettere in campo una <strong>seria politica di prevenzione</strong> che impedisca queste tragiche conseguenze.</em>&#8221;</p>
<p><span id="more-3174"></span>&#8220;<em>Ribadiamo ormai da anni l&#8217;<strong>assoluta necessità di prevenzione</strong> e l&#8217;<strong>urgenza di una gestione corretta del territorio</strong> che metta al primo posto la sicurezza dei cittadini coniugandola alla tutela ambientale. E&#8217; assurdo, infatti, che si spendano miliardi di euro per risanare i danni causati da <strong>emergenze idrogeologiche</strong> prevedibili e previste. Ma nostri ripetuti appelli, purtroppo, come quelli di molti esperti, continuano a rimanere inascoltati. E mentre l&#8217;Italia va in tilt con le prime piogge autunnali siamo sgomenti nel sentire questo Governo proporre per l&#8217;ennesima volta un<strong> condono edilizio</strong></em>&#8220;.</p>
<p>Così il presidente di Legambiente <strong>Vittorio Cogliati Dezza</strong> interviene sull&#8217;emergenza maltempo che ha colpito l&#8217;Italia negli ultimi giorni. &#8220;<em>Tra le piaghe di questo Paese, infatti &#8211;</em> ha aggiunto il presidente di Legambiente<em> &#8211; ci sono proprio la dilagante illegalità che rende ingestibile e pericolosa anche l&#8217;ordinaria amministrazione e l&#8217;<strong>urbanizzazione selvaggia</strong> che consuma ogni anno 500 chilometri quadrati di suolo. Le risposte a questi problemi sono purtroppo quelle che non arrivano ovvero un&#8217;attenta riqualificazione delle aree urbane, interventi di delocalizzazione dei beni esposti a <strong>frane</strong> e <strong>alluvioni</strong>, la tutela dei corsi d&#8217;acqua, insieme a un impegno costante di manutenzione ordinaria del territorio. Ma soprattutto serve un deciso<strong> stop alla cementificazione</strong> delle aree agricole e naturali che sta stravolgendo l&#8217;assetto idraulico del Paese e contribuisce in modo determinante ad aumentare la sua fragilità</em>&#8220;.</p>
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