
“Piantiamo i semi della pace, ora e per il futuro” era il motto dell’ecologista keniana e premio Nobel per la pace deceduta ieri in Kenya.
Donna, pacifista e ambientalista, la professoressa Wangari Muta Maathai, è stata la prima africana a ricevere il Nobel per la pace (nel 2004) per la sua lotta contro la deforestazione e per “il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace”. Nata a Nyeri, in Kenia, lo scorso 1 aprile aveva compiuto 71 anni. Da decenni, instancabilmente, aveva lavorato a fianco delle donne per migliorare le loro condizioni di vita, battendosi per assicurare loro l’accesso alle risorse primarie come la legna da ardere per cucinare e l’acqua pulita.
Grande sostenitrice delle cause ambientaliste orientate verso una migliore gestione delle risorse naturali e alla sostenibilità, aveva fondato in Kenya il Green Belt Movement (Cintura Verde), un movimento di attivisti per la lotta alla deforestazione. Mikhail Gorbaciov, presidente fondatore di Green Cross International e premio Nobel per la pace nel 1990, esprime il suo cordoglio evidenziando come “la sua leadership e il suo lavoro abbiano dimostrato che gli obiettivi di riduzione della povertà, sviluppo sostenibile, tutela dell’ambiente, creazione di istituzioni democratiche e risoluzione pacifica dei conflitti, siano in realtà parte integrante di un futuro sicuro e protetto a livello globale”.
“La causa ecologista è un aspetto importante della pace – era solita affermare Wangari Maathai – perchè nel momento in cui le risorse si rarefanno, noi ci battiamo per riappropriarcene. Piantiamo i semi della pace, ora e per il futuro“. “Ci mancheranno il suo carisma, la sua passione e le sue idee”, afferma il presidente di Green Cross Italia Elio Pacilio. “Maathai ci ha lasciato un grande esempio e un prezioso insegnamento. A noi, oggi, l’impegno e la promessa di proseguire il suo cammino con lo stesso vigore e slancio”.
“Wangari Maathai non è stata soltanto la prima donna africana a vincere il Nobel per la pace, è stata anche tra le prime persone a collegare la lotta contro i cambiamenti climatici a quella contro la povertà e l’emarginazione di vaste aree del continente africano. Un’intuizione fondamentale che ha indirizzato tutto il suo lavoro e quello del ‘Green Belt Movement’ da lei fondato“. Così il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza ricorda l’ambientalista.
“Il suo contributo alle ragioni dell’ambientalismo è indiscutibile – prosegue Cogliati Dezza nella nota di cordoglio dell’associazione – Wangari ha portato avanti un lavoro concreto e capillare contro la deforestazione, intrecciandolo con il miglioramento della qualità della vita delle donne e al loro ruolo nelle aree rurali. Entrambi si sono rivelati elementi di rinnovamento profondo e reale“.
“Wangari Maathai era molto concreta e credeva nell’impegno diretto” ricorda Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia «Ha avuto inoltre una grande capacità di ‘connessione’. Uno dei grandi problemi che oggi abbiamo è quello di avere una cultura disgiunta, che ci fa vedere le cose come se fossero fra di loro separate. Wangari Maathai è sempre riuscita a mettere in connessione i grandi problemi della battaglia ambientale con la giustizia sociale e soprattutto con la democrazia, riconoscendo prima di altri l’importanza di tenere vivo e in salute l’ambiente naturale per poter mantenere in buone condizioni ed equilibrio anche la popolazione che lo abita. Occorre continuare su questa strada per avere un Pianeta capace di futuro»
Ascoltiamo le sue parole mentre spiega cosa sia per lei lo sviluppo sostenibile:



