venerdì 9 aprile 2010

Trasformare la cultura del consumismo

Pubblicato da Silvia La Mensa


Rapporto sul progresso verso una società sostenibile.

Il rapporto annuale del prestigioso Worldwatch Institute “State of the World 2010” (edizioni Ambiente) quest’anno è particolarmente attuale. Analizza infatti cosa sta accadendo nelle nostre società per avviare le trasformazioni indispensabili perché si passi dall’attuale dimensione del consumismo, che sta provocando una drammatica situazione ambientale e sociale, a quella della sostenibilità.

Come ci ricordano gli studiosi del Worldwatch Institute gli esseri umani si sono strutturati in sistemi culturali che li hanno plasmati e vincolati. Le norme, i simboli, i valori e le tradizioni culturali con cui un individuo cresce diventano “naturali”. Perciò, chiedere a chi vive in culture consumiste di limitare i consumi è come chiedere loro di smettere di respirare: possono farlo per un po’, ma poi, ansimando, inspireranno nuovamente.

Per evitare il collasso della civiltà umana è indispensabile una profonda trasformazione dei modelli culturali dominanti. Tale trasformazione deve superare il consumismol’orientamento culturale che porta l’individuo a trovare significato, appagamento e accettazione attraverso ciò che consuma – sostituendolo con un nuovo contesto culturale incentrato sulla sostenibilità. Emergerebbe così una rivalutazione della comprensione del “naturale”, che comporterebbe scelte individuali e sociali con danni ambientali ridotti o minimi o, ancor meglio, che rimetterebbe in sesto i sistemi ecologici della Terra, oggi profondamente deteriorati.”

Certamente, trasformare le culture non è impresa facile, come ci ricordano i ricercatori del Worldwatch e la cinquantina di esperti che hanno collaborato a questo “State of the World 2010”. Con ogni probabilità ciò costituisce oggi la sfida più significativa ed importante per l’intera umanità. Saranno necessari decenni d’impegno in cui i pionieri culturali – coloro che riescono ad avere una visione distaccata e critica della realtà culturale – lavoreranno instancabilmente per reindirizzare le istituzioni chiave della formazione culturale: istruzione, economia, governo, media e anche i movimenti sociali e le tradizioni umane consolidate.

Come evidenziano diverse ricerche riportate dal Worldwatch Institute, anche con livelli di reddito che gran parte degli osservatori considererebbero di sussistenza – circa 5.000-6.000 dollari ppp pro capite l’anno – si consuma già a livelli insostenibili e oggi oltre un terzo della popolazione globale vive sopra questa soglia.

L’adozione di tecnologie sostenibili dovrebbe permettere ai consumi di base di posizionarsi in una dimensione ecologicamente possibile. Per i sistemi naturali del pianeta Terra, però, lo stile di vita americano o anche europeo è semplicemente improponibile. Dalle analisi riportate dal Worldwatch si è riscontrato che, nei prossimi 25 anni, per produrre energia sufficiente a soppiantare gran parte di quanto fornito dai combustibili fossili, si dovrebbero costruire 200 metri quadrati di pannelli solari fotovoltaici e 100 metri quadrati di solare termico al secondo, più 24 turbine eoliche da 3 megawatt all’ora nonstop, per i prossimi 25 anni.

Tutto ciò richiederebbe spropositate quantità di energia e materiali – ironicamente aumentando le emissioni di carbonio proprio quando maggiormente bisognerebbe ridurle – e aggraverebbe enormemente l’impatto ecologico globale dell’umanità nel breve termine.L’analisi ci ciò che sta accadendo nei vari fronti dell’attività umana per spostare i nostri modelli di sviluppo socio-economico diventa quindi uno stimolo fondamentale per proseguire su questa strada, ampliando la portata delle iniziative e la capacità innovativa delle stesse.

Lo “State of  the World 2010”  è uno straordinario stimolo a riflettere e ad agire.

Commenti

  • l’articolo è interessante e merita riflessioni individuali,ma non capisco perchè tanto scetticismo evidenziando che l’obbiettivo è irraggiungibile; del resto anche la natura potrebbe aiutare se l’uomo dimostra veramente di ridurre i consumi, perchè il ciclo è molto complesso e non possiamo immaginare quali benefici ne scaturiscano nel corso degli anni. PROVIAMOCi e SPERIAMOCI !!!!

Commenta questo articolo

Dichiaro di aver letto e accettato il disclaimer

Energia

Associazioni

Problemi ecologici