Al mondo ne restano 3200. L’obiettivo è raddoppiarle entro il 2022, ma occorre agire ora.
A pochi giorni dall’avvio dell’Anno della Tigre del calendario cinese, il prossimo 14 febbraio, il WWF presenta per la mappa con i 10 maggiori punti critici per la sopravvivenza delle tigri in natura e le minacce che mettono a serio rischio una delle specie più amate e carismatiche al mondo.
Nell’Anno della Biodiversità la tigre è stata scelta dal WWF come simbolo della natura che scompare e che dobbiamo difendere, che porta con sé problemi pressanti di assedio del territorio e delle risorse naturali, con inevitabili ripercussioni anche sul benessere dell’uomo, che di quelle risorse non può fare a meno.
Molti paesi asiatici e il mondo intero si preparano a celebrare l’apertura dell’anno della tigre con feste e celebrazioni. Ma in realtà la “Regina della giungla” ha ben poco da festeggiare. Dal 1940 si sono già estinte tre sottospecie di tigre e il loro habitat si è ridotto del 40%,
Così sono ormai rimaste in natura solo 3200 tigri, gravemente minacciate dal bracconaggio per il commercio illegale di parti del loro corpo o prodotti derivati, dai cambiamenti climatici e dalla violenta deforestazione che sta distruggendo il loro habitat, un ambito in cui anche l’Italia ha gravi responsabilità, essendo uno dei maggiori importatori di prodotti derivati da fauna e flora selvatica di quella parte del mondo.
Ma anche gli Stati Uniti che ospitano molte più tigri in cattività (più di 5.000) di quante ne siano rimaste in natura, con poche leggi per evitare che le parti di tigri finiscano sul mercato nero incrementando la domanda di questi prodotti, e gli Stati Europei, che hanno una domanda annuale di circa 5,8 milioni di tonnellate di olio di palma, una delle cause principali della deforestazione nell’area asiatica.
I governi non hanno mai preso prima d’ora un impegno così ambizioso come il raddoppio del numero di esemplari in natura. Gli obiettivi fissati sono cruciali e impegnativi, sia per la salvezza della tigre, sia per quella delle persone che condividono con questi animali ambienti unici. Oltre a essere una specie carismatica di cui è impensabile immaginare la scomparsa, la tigre è infatti un’importante specie bandiera per la diversità biologica, la cultura e anche l’economia dell’Asia intera.
“Se ci si impegna seriamente per la loro conservazione, le tigri hanno ancora una speranza di sopravvivere. Sono animali che prosperano in natura quando ben protetti dal bracconaggio e dalla perdita di habitat e se hanno cibo sufficiente. Ma questo non basta” – ribadisce Massimiliano Rocco Responsabile del Programma Specie del WWF Italia.
“Quello che serve ora è il concreto sostegno politico garantito dal più alto livello governativo degli stati range e dall’intera comunità internazionale, che sfrutta in maniera insostenibile e il più delle volte senza preoccuparsi delle proprie responsabilità le risorse naturali di quei Paesi. L’Italia, per esempio, è uno dei maggiori importatori di fauna e flora selvatica da quei Paesi. In quest’Anno della Tigre e al summit internazionale che si terrà a settembre, la comunità internazionale avrà l’opportunità di impegnarsi concretamente nella conservazione della tigre, per impedire che i nostri figli vengano privati della sua immagine e di tutto ciò che questo splendido felino rappresenta nella cultura di noi tutti”.
Sul sito www.wwf.it lo speciale “Anno della Tigre” per conoscere l’azione WWF per la tutela della specie e “adottare” simbolicamente un esemplare sostenendo i progetti di conservazione WWF in tutto il mondo.




